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L'ombra del bue,
il sogno del cavallo

di Lorenzo Tommasoni

La selezione di immagini proposta da Lorenzo Tommasoni (Trieste, 1964) conduce nel sud della Spagna, nella provincia di Siviglia durante un “camino” per una manifestazione religiosa di antica tradizione.

Da molte località della Spagna nel caldo dell’estate una moltitudine di persone si mette in movimento a cavallo, su carri tirati da animali, a piedi e converge verso una sola meta comune.

 

Questo lavoro di reportage è stato paragonato dal fotografo Paolo Verzone ai quadri del pittore paesaggista inglese di tradizione romantica John Constable (11 giugno 1776 - 31 marzo 1837) cui il regista e fotografo Stanley Kubrick si ispirò per le scene del film “Barry Lindon” del 1975.

 

L’originalità del presente lavoro per l’autore è doppia: essa sta sia nel proporre foto realizzate con l’uso di una macchina fotografica con obiettivo (egli è più solito ricorrere all’uso del piccolo foro), sia nella scelta espositiva del dittico che fa emergere, dal paragone fra le immagini più prossime, quello che è forse il più diffuso bias cognitivo, cioè che la bellezza estetica agevoli chi ne è portatore.

 

I cavalli ci colpiscono per alcune loro caratteristiche prettamente estetiche, ci affascinano le loro forme e il loro modo di muoversi, senza dimenticare che sono stati per l’umanità la prima via di accesso alla velocità, alla libertà. Viceversa i buoi non ci danno le stesse emozioni… non sono altrettanto spettacolari.

Li apprezziamo per la loro forza, ma nel contempo per questo li costringiamo a svolgere per noi i lavori più pesanti.

 

Dalla religione ci giunge un monito a non fermarci all’idea che l’aspetto influenzi il nostro destino come fosse un assunto definitivo: la tradizione cattolica, ci ricorda come, nella stalla più famosa della Storia, accanto ad un bambinello, a riscaldarlo, vi fossero due fra gli animali più umili: il bue e l’asinello.

 

Nessun cavallo.

 

Da un lato ci viene quindi data come indicazione di vita l’umiltà, ma dall’altro qualcosa si muove in noi, questo moto interiore sorge e ci fa sollevare il capo dalla nostra ciotola di minestra, trabocca e sgorga il desiderio di elevazione immateriale, che forse il cavallo ci permette di sfiorare…

 

L’uomo anela ciò che non gli viene concesso: non siamo forse tutti portati a misurarci con più ostinazione con ciò in cui non riusciamo?

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